Inserito da Admin il 05/09/2008, in  , visto 1079 volte
L’estatesta finendo, e un anno se ne va... Quando finirà, questo 2008, si potrà dire che è stata definitivamente decretata la fine del mercato del cd (attenzione, non del mercato discografico, ma del cdinteso come supporto)... La musica, come dice un mio amico di Viterbo, “va sempre de moda”... E chi l’ammazza quella? Bella domanda, chi l’ammazza la musica? C’è chi dice le radio con la loro smania di autopromuoversi nelle piazzeportando artisti gratuitamente ed alimentando così il trend che vuole che la musicastessa sia un bene del quale godere gratuitamente. C’è chi dice i grandi sponsor commerciali, come il Cornetto ..la Coca Cola.. oppure Mtv,che portano grandi concerti nelle piazze, fanno la gioia di centinaia dimigliaia di ragazzi, che assistono gratuitamente. Altri sostengono che la colpa sia dei reality (!) come X-Factor o Amici, dovesi spingono ragazzi alla ricerca della migliore interpretazione, ma non si dàsfogo alla loro creatività di autori. C’è chi dice che l’assenza di bravi autori sia la vera causa di questa “crisidi mercato”, e che ci sia mancanza di qualità. Altri invece sostengono chequando c’è talento alla fine si vince, tipo Giusy Ferreri, che i detrattoriinvece accostano alla stregua di una qualsiasi “Amy Winehouse de noantri” e chesta al primo posto da mesi, dicono, perché il suo disco costa solo 6 euro... Se è così allora hanno ragione coloro che sostengono che i dischi costanotroppo. Allora è dunque vero che se un disco è bello, come quello di Giusy, ecosta poco si vende? No, dicono altri, i dischi che si vendono devono essere dischi di cover, comequello dei Pooh, di Laura Pausini, di Mango o della stessa Giusy, e devonocostare poco... Ecco allora sì...Perchè le radio che mettono solo le hit appoggiano canzonicosì, e se si sentono alla radio allora vendono. Mah... Davvero pensate anche voi tutto questo? O come noi della Red&Blue, credete che la musica non sia affatto morta mache abbia solo bisogno di avere un indirizzo mediatico e commerciale differenteda quello che è stato fino ad ora... Per anni dal ..2000 in..poi, ci si è aggrappati ai diritti violati dalla rete, rimandando un problemache tutti, noi compresi, ci siamo limitati a dire che era irrisolvibile.Anziché assecondare la rete si è provato a più riprese a combatterla. Orainvece dobbiamo farci la pace e possibilmente anche l’amore. E così, mentre negozi e case discografiche chiudono, sostituite rispettivamenteda Myspace ed eventualmente da distributori in strada di mp3, ciò che emergeveramente è che c’è bisogno di spazi per suonare. Perché gli unici momenti in cui ancora due dischi si vendono sono ancora quellilegati a frangenti emozionali di fine performance live... 5 minuti dopo la fine del concerto la voglia però mi è già passata. Come dire,se mi fai trovare le Gillette mentre compro le sigarette all’autogrill va bene,ma se me le metti ..5 metri..più in là non te le compro. Quest’anno che sta finendo, per quanto ci riguarda, sarà un anno da ricordareperché nel nostro piccolo, avremo aiutato la musica a percorrere altri canali ea calcare altri scenari, non ultimo l’accordo siglato con le sale UCI e Medusagrazie a Opus Proclama. Ci sforzeremo di dare visibilità a 4 o 5 band o artisti che meritino diprovarci, ma anche loro dovranno aiutarci a coprire parzialmente i costi,perché noi non chiediamo royalties e nemmeno partecipazioni editoriali aidischi dei gruppi emergenti. Quella è la loro pensione e noi non vogliamotoccargliela, ma 1000 euro al mese per le spedizioni o per andare a incontrarevia-a-vis chi fa comunicazione in radio, in tv o sui giornali, percaldeggiare i progetti, quelli ci servono e crediamo per questo di non rubarenulla a nessuno... Perché nell’era di internet ancora privilegiamo il contatto diretto nelpresentare le cose sulle quali lavoriamo... Noi della Red&Blue siamo proprio degli inguaribili romantici, o forse peraltri solo dei coglioni. Non si è forse sempre detto che chi è romantico o soffre per amore, ha ilprosciutto steso sugli occhi? E quindi in fondo, se ci pensi, che differenza fa?
 
Inserito da Admin il 16/07/2008, in  , visto 809 volte
Beh che dire, Ci eravamo lasciati con un post nel quale vi annunciavamo l'ingresso della musica in maniera più corposa in ambito cinematografico. Bene un po' di video clip sono transitati (l'ultimo in ordine di tempo mi pare sia quello di Fibra con la Nannini) prima della proiezione dei film. Ora al cinema si possono comprare i cd (come per esempio quello di Moby) e da questo week end parte Cineroxy, 3 minuti in pillole condotti da Red Ronnie. Le prime pillole sono dedicate a Vasco Rossi, ma il nostro obiettivo è quello di arrivare a proporre anche clip di band emergenti. E così anche molti di voi potranno rispondere al proprio amico del cuore che vi ha detto che è stato al cinema: "Ah si? Hai visto il clip della mia band?"... Oggi Il Corriere della sera ha dedicato una pagina intera ai Lost che sono stata la Prima Band ad inaugurare la Indyxcui l'anno scorso, la linea low cost della Red&Blue e che si occupa solo di band ed artisti emergenti. In un anno e mezzo abbiamo portato gruppi alla Arena di Verona a suonare prima dei Negramaro (Murmur), band al Cornetto Free Music Festival (Lost), a Sanremo (Milagro) o a Trl su Mtv (Resound), a Cd Live su Rai2 (Suite, Nopop e FaS) o a Scalo 76. Dire che i risultati raggiunti dalla Indyxcui nel suo primo anno di vita sono andati oltre le aspettative ci pare quasi limitativo. Ora stiamo cercando 4 o 5 band (o artisti solisti) da lavorare nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, per portarli magari a suonare sul Palco dei Miti della Musica al Motor Show, dove sono stati i Negramaro, Vasco, Jovanotti... Fatevi sentire.
 
Inserito da Admin il 23/04/2008, in  , visto 1225 volte
Fino a poco tempo si diceva che i nuotatori italiani non avessero successo perché in Italia non c'erano strutture. Poi inaspettatamente il nuoto italiano è tornato a primeggiare. Significa forse che nel giro di qualche anno sono triplicate le piscine o che si è fatto in modo di portare i potenziali nuotatori all'impianto sportivo più vicino? Boh, quel che è certo è che quel che si pensava, ovvero che mancassero i talenti, in realtà non era vero. E nella musica? Nella musica si dice che ce n'è troppa e troppa di scarsa qualità. Ma sarà vero? Ci si può lamentare che sia troppa musica? Io trovo che sia controproducente lamentarsi dell'eccesso di musica. Sarebbe come se, nella mia innocente eterosessualità, mi lamentassi di un esubero di figa. No no, i talenti ci sono, caso mai mancano le opportunità, e per opportunità io non intendo certamente quelle offerte dalle radio le quali fanno scelte editoriali che io non mi sento più di discutere. Mi riferisco piuttosto alle occasioni in cui far suonare i ragazzi... Possibile che non ci siano spazi? Sarà anche vero, ma se è così creiamoceli noi, checazzo! Mah...comunque, tutto questo solo per dirvi che siamo andati avanti sul discorso della musica legata all'ambito cinematografico e a partire dai mesi prossimi, se inaspettatamente vi ritrovate cd in offerta al botteghino, gruppi emergenti che suonano prima della proiezione di un film, interviste o performance a sorpresa di artisti famosi, beh..non dite poi che non ve lo avevamo detto.
 
Inserito da Admin il 03/04/2008, in  , visto 825 volte
Per la serie "I grandi interrogativi della vita" trasmettiamo oggi una serie di "noncapiscoperchè": -Noncapiscoperchè ci sono label companies che si ostinano a proporre a 1000 band contratti garantendo posizionamenti su iTunes quando chiunque può avere le proprie canzoni sui portali. Esistono siti nati appositamente che non chiedono esclusive e che mettono la tua musica su 200 piattaforme... -Noncapiscoperchè non si cercano forme alternative di promozione. Tutto deve sempre partire dalla radio, ma perché invece non fare esibire band indipendenti al cinema prima della proiezione dei film? Magari sfruttare quelle mezzore in attesa dei ritardatari potrebbe essere interessante per ascoltare una band in versione unplugged no? E magari invece che fare macerare inutili cd, potrebbe essere carino omaggiare gli spettatori con l’ultima fatica del tal gruppo, o no? Se è vero che tutte le sale UCI Cinemas sono collegate tra loro, perché non sfruttare la cosa per alcuni gruppi? Sarebbe carino presentare il proprio disco alla Multisala di Abbiategrasso e sapere che in collegamento alla Multisala di Matera c’è un giornalista che ti sta ascoltando, no? -Noncapiscoperchè ci sono finti promoter che propongono mailing list improbabili di 1000 radio alle quali, dicono, fare pervenire gli mp3 in promozione delle tue canzoni. E ti chiedono pure i soldi per il servizio!!! -Noncapiscoperchè perché ci siano ancora gruppi che danno soldi a queste persone, cartomanti senza ragione di una promozione inesistente!!! -Noncapiscoperchè si tardi così tanto a trovare un accordo tra portali e discografiche allo scopo di permettere a tutti di avere musica ad una cifra flat mensile (10 euro possono bastare?) ma che permetta di scaricare quante canzoni uno desidera. Se è vero che i grandi sponsor (Cornetto? Coca Cola? ecc.) permettono grandi eventi gratuiti dal vivo, perché non dovrebbero permetterci anche di fari sentire la musica che vogliamo? -Noncapiscoperchè.......................... Noncapiscoperchè non ci fai sapere ancora il tuo noncapiscoperchè...
 
Inserito da Admin il 04/03/2008, in  , visto 937 volte
- ciao come stai? - bene tu?... - ....con chi stai qui? - seguo questo e quello, tu?... - edizioni...edizioni... - ah beh...ma ormai il mercato non esiste più.. - eggià gggià...ebbè...a chi lo dici... - cioè...il festival ormai è solo roba per gli impresari...capisci? - essì...ma non ci sono gli spazi, i dischi costano troppo e poi l'Iva... - ahhhh...lasciamo perdere quella! - e poi vogliamo parlare di “internette”? - ah bè con quello è stata proprio la fine... - si perché finché c'erano le cassette, ohi ancora ci si salvava... - eggià...ma adesso c'è gente che produce dischi per vendere i masterizzatori che lei stessa produce... - sta storia mi ricorda un po' quella di mario il gommista... - chi? - mario...era il gommista del mio paese...di giorno vendeva le gomme, di notte le andava a bucare... - almeno ci fosse un po' di qualità...e invece.. - ohi, meno male che han dato il premio della critica a quello che dice che vuole una vita normale... - geniale no? - ehm...pensa che Bosso che suonava la tromba con Cammariere, il giorno dopo aveva un concerto a Giacarta... - e La Bella e la Bestia? - ......... - la Bella e il Tonno...quelli che han vinto... - "che Dio li fulmini"...no dico...la canzone dice così, no? - meno male che c’è Sanremo Off... - si perché è ora di finirla con queste cover band... - eh ma fanno incassare di bar... - si ma danno ragione alle radio che passano craig david che rifà bowie, palma che rifà l’equipe 84 e i pooh che rifanno gli animals... - i gruppi inglesi per finire in radio devono suonare le canzoni loro e farsi un culo così nei club... - in italia invece finisci a farti il culo nei club solo se prima ti passano le radio... - volevo fare ascoltare il mio giovane in gara a sanremo, ma le radio non mi han neanche ricevuto... - ehhhh mio caro...giochiamo in un campionato dove non c’è spazio per i settori giovanili... - a te chi piace? - a me piace Giua.... - chi? - Giua...quella che ha cantato all’una e un quarto ieri sera - ............ - ............ - dai valà, quando passi a milano dammi un trillo che prendiamo un caffè assieme.... - certo! Ciaobbello! - ti stimo molto....
 
“Dal 7 di gennaio la FIMI non effettuerà più i rilevamenti sui dati di vendita dei CD singoli. La top 10 dei brani più acquistati sarà calcolata attraverso i dati dei download e delle canzoni scaricate sui cellulari. "La storia del 45 giri si trasforma dal vinile al CD e ora al supporto liquido. E' il segnale di un'era che si sposta verso il digitale", ha spiegato il Presidente della FIMI Enzo Mazza. "La popolarità di un brano è legata ai consumi e bisognerà tenere conto di tutte le forme di fruizione. Anche, ad esempio, dei video visti su You Tube” (Corriere della Sera – 3 gennaio 2008) “Lo avevo previsto, tant’è che lo scorso anno ho pubblicato Basta poco prima sul web e poi nei negozi” (Vasco Rossi – sempre dal Corriere della Sera del 3 gennaio 2008)”… Fedeli alla tradizione che vuole che all’inizio del nuovo anno si debba gettare via qualcosa di vecchio, dal 1 gennaio 2008 si è deciso di farla finita con la classifica dei cd-singoli, supporti fisici che nell’ultimo anno (viene riportato nello stesso articolo citato sopra), non hanno superato le 700mila copie complessive di vendita. Già da tempo ci eravamo trovati ai vertici della classifica dei cd singoli canzoni che non avevano alcun riscontro mediatico (Vito e gli Eneas, Anamor, ecc.) e le radio da tempo avevano smesso di tenere in considerazione questi dati perché avvalorati solo da un numero esiguo di utenti. Sarebbe carino ora capire su che cifre si muoverà la nuova classifica che metterà in fila i brani più downloadati (solo a dirlo si attorciglia la lingua) sui telefonini cellulari… Ma nel frattempo ci si potrebbe iniziare a domandare: messo da parte il romanticismo prima del vinile e poi del cd, non si farebbe prima a consentire la spedizione degli mp3 alle radio con annessa liberatoria per la programmazione del tal brano sulle emittenti stesse?
 
Inserito da Admin il 27/11/2007, in  , visto 1008 volte
Mi sento bene perché… Mi sento bene perché….ieri ho spedito un doppio album alle radio. Mi sento bene perché….è un doppio live di Mario Biondi ed è bellissimo. Mi sento bene perché….l’ho mandato a 200 radio, non solo ai network. Mi sento bene perché….ho detto che possono mettere quella che vogliono, come negli anni 80. Mi sento bene perché….non ho iscritto nessun brano del disco al music control. Mi sento bene perché….per la prima volta mi autorizzano a non fare forzature e a non rompere le palle ai programmatori. Mi sento bene perché….è talmente bello il disco che secondo me lo suoneranno tutti. Mi sento bene perché…..le radio metteranno un disco con gli applausi. La musica finalmente tornerà ad essere valorizzata per la sua essenza, quella da album, quella suonata dal vivo..ecco perché mi sento bene!
 
Inserito da Admin il 19/11/2007, in  , visto 828 volte
La più grande Tv Musicale è internet!!! Ma va?!!! Lo scorso 16 novembre è arrivata la notizia attraverso un lancio che tutti noi aspettavamo: ANSA) - ROMA, 16 NOV - 'La rete e' ormai diventata una grande universale tv musicale': lo afferma Enzo Mazza, presidente della FIMI. 'La diffusione di musica in rete - spiega Mazza - raggiunge un nuovo record con il sorpasso di internet sulla tv per numero di videoclip accessibili al pubblico, gratis, legali e disponibili sulle maggiori piattaforme, da Google video a YouTube, a Yahoo Lauch! e molti altri'. Prendendo spunto da questa Ansa nascono spontanee alcune riflessioni. La prima è che ormai i canali mediatici a disposizione dei contenuti musicali si sono decuplicati rispetto al decennio scorso e questo proprio grazie al fioririe continuo di tv digitali (ormai molto più recettivi della televisione generalista), ma soprattutto grazie alla rete ormai divenuta una vera fonte inesauribile di possibilità di arricchimento visivo. Proprio sulla rete troviamo ormai di tutto e di più: dalla premiazione a Nicola di Bari al Festival di Sanremo del 1970 all’arresto dei Sex Pistols sul Ferry Boat durante il mitico concerto sul Tamigi. Dalle storiche performances di Andy Wharol (compresa quella in cui si fa riprendere a telecamera fissa mentre mangia un hamburger) fino all’ultima intervista rilasciata insieme da Stanlio e Ollio. La seconda riflessione, che è quella che forse fa più ridere, è che mentre nel decennio scorso c’erano i soldi e si “vendevano i dischi”, le case discografiche investivano nei video solo se avevano la certezza di avere poi uno sbocco su Mtv o su Videomusic (poi divenuta Tmc2). Adesso che si potrebbe utilizzare i video-clips in mille altre maniere, dal “mobile” ai portali internet, fino alla tv digitale, beh proprio ora son finiti i soldi per produrre i video… Paradossale no? Però cazzo se siam sfigati!!!
 
Inserito da Admin il 25/10/2007, in Musica, visto 1535 volte
Madonna non rinnova con la Wea, i Radiohead non rinnovano con la Emi. Ma le case discografiche servono ancora? E se si a che cosa? Scagli la prima pietra chi non è andato almeno a curiosare come è avvenuta la cessione in download libero sul web delle nuove canzoni dei Radiohead. E tutti subito a fare i conti in tasca a Tom Yorke e compagni: "ci hanno guadagnato i furbetti!!" oppure "grande mossa, grande segno di chi sa stare al passo coi tempi..." e ancora "una svolta epocale, come quella indicata in passato da Peter Gabriel o da Prince..." E Madonna non ha rinnovato con la storica major di appartenenza ed ha ceduto i diritti derivanti dalle royalties delle vendite a chi le organizza i concerti... Le majors si assorbono l'una con l'altra perché il mal comune allontani il guaio di un mercato asfittico dove il digitale ancora non supporta il gap del fisico (ma ci riuscirà mai?). I gruppi indipendenti non fanno più la fila per avere un appuntamento con l'A&R della tal casa discografica (anche perché di A&R non ce ne sono più), ma magari preferiscono tentare una partnership editoriale con qualche grosso network radiofonico, perché se ce la fanno con una fava pigliano due piccioni: discografica e promozione. Le case discografiche, che non sanno più dove prendere la ciccia, si organizzano per tentare di fare quel che non hanno mai fatto: organizzare concerti. "Se vieni da me" dicono le etichette "in una botta sola hai stampa, distribuzione, promozione, management e booking concerti"... Solo così pare evidente ce la possono fare le case discografiche, per evitare il lento ma inesorabile flusso di musica verso i portali di musica liquida auto-gestiti. In sostanza loro dicono: fino a ieri facevamo le ciambelle, da oggi te le vendiamo pure. Anzi, col nosro nuovo servizio take away, te le portiamo pure a casa. Ovvero, fino a ieri ti producevo distribuivo, così tu potevi fare i concerti. Ora te li organizzo pure e, se non te li organizzo, almeno mi devi dare una fetta della torta che guadagni dalle date che fai, altrimenti.... Altrimenti cosa? Tanto una cosa appare sempre più evidente: la musica è un bene del quale godere gratuitamente, da anni. Se questo è vero, da cosa ricaverà guadagno chi da sempre lavora di musica?
 
Inserito da Admin il 27/06/2007, in Musica, visto 2304 volte
Il 21 giugno scorso, in occasione della Festa della Musica, un comunicato della Audiocoop invitava tutti gli operatori del settore e non, a spegnere i grandi network radio e tv e ad accendere web e radio tv, a dare ascolto al limite solo alle emittenti locali. “E' con grande soddisfazione che il coordinamento per lo "sciopero del 21 giugno", annuncia di aver raccolto durante l'ultima Assemblea Nazionale di AudioCoop, che ha visto una partecipazione altissima, svoltasi sabato 31 marzo a Bologna alla presenza del Presidente SIAE Giorgio Assumma, l'appello di più di 100 produttori e discografici indipendenti italiani, per spegnere i grandi network radiofonici e televisivi giovedì il 21 giugno, giorno della Festa Europea della Musica. Tutti gli utenti sono invitati a spegnere le grandi radio e TV, che non danno spazio alla nuova musica indie, emergente ed esordiente del nostro paese, e ad accendere le radio e TV locali e le web radio e TV che danno spazio a tale musica.” E’ evidente che non si poteva pensare di risolvere una situazione di stallo legata alla (non) programmazione sui grandi network di musica italiana indipendente attraverso questo fantomatico “sciopero” e, pur guardando con un sorriso a questa piccola provocazione, è innegabile che la stampa abbia dato risalto all’iniziativa, quanto meno stuzzicando le coscienze degli addetti ai lavori. La discografia, che forse ha capito con colpevole ritardo le reali potenzialità della rete in termini commerciali e di promozione, rivendica solo ora, ma pare più per un fatto di moda che non per reale convinzione, la assoluta competitività di un “mega centro sociale nemmeno troppo virtuale” come my space a discapito di una programmazione su un network radiofonico di un proprio artista. I reali fenomeni teen fanno spallucce alle radio (o è forse meglio dire il contrario), mentre artisti più adulti stringono l’occhietto alle radio charts pur segnando imbarazzanti assenze nelle classifiche ufficiali di vendita. E allora cosa serve per dire di una canzone che è un successo? Serve Radio Deejay, oppure serve stare nei 3 download su Itunes? Serve un 100 nel music control o meglio un passaggio a Trl su Mtv. Certo avere tutto questo sarebbe il massimo, ma siamo sicuri che una esposizione di questo tipo incentiverebbe il dato commerciale? E soprattutto, come si misura il successo? Dalle views su youtube, o sulla posizione di classifica Fimi Nielsen? Dagli ADD su myspace o sul dato music control? Eppure se è vero che normalmente i dischi di artisti in tour, normalmente risalgono o rientrano in classifica, perché si continua a prendere sotto gamba la live-promotion? Perché non ci sono gli spazi of course, “oppure vieni, ma voglio che mi fai anche One degli U2”…
 
Inserito da Admin il 21/05/2007, in Red&Blue, visto 3316 volte
#nd#
 
Inserito da Admin il 02/04/2007, in Red&Blue, visto 3133 volte
A differenza di quanto accade nei paesi Anglosassoni, dove un gruppo per approdare alle tanto agognate playlist radiofoniche, prima deve necessariamente farsi conoscere ed imporsi sul campo, ovvero dal vivo, in Italia succede esattamente il contrario: prima un gruppo deve avere una buona esposizione mediatica, con prevalenza nelle scelte strategiche di promozione dal mezzo radio, e poi, ma solo eventualmente poi, verrà data la possibilità allo stesso gruppo, di poter ipotizzare un tour in mezzo alla giungla di locali che ospitano per lo più cover bands. Se ci passate il paragone, la radio commerciale in questo momento assomiglia un po’ ad un locale che ospita solo cover bands. Nessun margine di rischio, nessuna voglia di sbilanciarsi con un briciolo di scouting, nessuna volontà di scommettere su di un progetto al suo esordio. Perchè se la parola in voga nella radio degli anni 90 era “la novità”, con l’inizio del nuovo millennio le emittenti sono alla caccia di “contenuti”. E se i fatidici contenuti sono rappresentati dalle news, dalla politica, dalla cronaca, dallo sport, o dal gossip, per tenere incollato l’ascoltatore tra una disquisizione e l’altra, la radio dovrà necessariamente scegliere canzoni molto ma molto conosciute. E allora la domanda sorge spontanea: se i grandi network fanno del ripescaggio dal passato del repertorio la propria fede editoriale, possiamo ancora considerare le radio una guida alla scelta della nuova musica da acquistare? A giudicare da quel che si è visto a Natale del 2006, si direbbe di si: dal 20 novembre al 24 dicembre 2006 abbiamo contato in commercio la bellezza di 45 dischi, tra best, raccolte di successi, greatest hits, live, con tanto di spot del tipo “la raccolta davvero definitiva!!!”. Ma davvero abbiamo trascorso due mesi ad ascoltare la radio per decidere se regalare il best dei REM piuttosto che il greatest dei Jamiroquai, il live dei Pooh o i dischi della Pausini e di Baglioni che ricantavano grandi successi di altri cantanti si, ma sempre grandi successi? E quelli che invece hanno deciso di scaricarsi un brano o un disco di un gruppo indipendente, un brano inedito, come hanno fatto a convincersi a farlo? A scatola chiusa? E i Finley come hanno fatto a convincere così tanti ragazzi/e a comprare il loro disco se non c’è stato un network che li abbia supportati programmando le loro canzoni? E in un momento storico come questo in cui si aprono come ombrelli 1000 opportunità per fare conoscere i propri lavori, di interagire con altri musicisti senza necessariamente appartenere alla stessa area geografica, la discografia si spacca riguardo alle teorie per tentare di risolvere una situazione di crollo verticale del mercato: alcuni si accapigliano contro le radio accusandole di non sapere osare sul “nuovo che avanza” preferendo sempre più “l’antico che rassicura”, altri chiedono leggi governative che ricalchino il modello francese di imposizione ai media di una percentuale superiore al 50 per cento di “musica indigena”. Alcuni lamentano una concreta assenza di qualità delle novità discografiche, altri si buttano su quelli che ritengono “i segnali”: l’inverno scorso con Fibra e Marcio che vendevano tutti si sono rimessi a firmare artisti hip-hop. Ora, col fiorire del vocione di Mario Biondi, ci aspettiamo che ci si butti a pesce alla ricerca di nuovi talenti jazz. Ma, siamo sicuri che li scopriremo grazie alla radio?
 

Nel corso dell’edizione 2006 del MEI (Meeting delle etichette indipendenti) sono stato invitato a intervenire ad un incontro (insieme a Bertallot di Radio Deejay, De Gennaro di Mtv e ad altri) che si poneva come obiettivi la discussione basata sull’analisi tra quelle che sono le proposte discografiche (con un occhio particolare alla discografia indipendente) e le esigenze editoriali di programmazione musicale all’interno dei palinsesti radiofonici.

Tutto nasce dalla disquisizione sull’utilità o meno del Music Control, questo meccanismo di monitoraggio di 35 emittenti radiofoniche sul territorio italiano (con esclusione di radio appartenenti a svariate regioni come Piemonte, Liguria, Trentino, Friuli, Abruzzo, Molise, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna) che ha determinato una classifica “dei 150 più programmati nelle radio” la quale ha soppiantato per importanza le charts di vendita delle quali pare non importi più nulla a nessuno.

In virtù di questa speciale classifica, esistente ormai da circa un decennio, la Grande Discografia (mi riferisco in particolare alle majors) ha ristretto la propria mailing list di emittenti relegando quasi esclusivamente il proprio raggio di collaborazioni alle sole radio appartenenti al panel del Music Control.

Noi come Red&Blue non abbiamo invece mai cessato di lavorare con un range più largo di emittenti, diciamo mai al di sotto delle 150 unità, ma non è questo il punto.

Quel che emerge da un ipotetico raffronto tra le charts radiofoniche e quelle di vendita è che sempre più di frequente ciò che abita i piani alti di una, non occupa una delle prime 100 posizioni di quell’altra. In sostanza, sempre più spesso ciò che “suonano” le radio non è detto che venda dischi, e ciò che vende ancora un cospicuo numero di cd, non necessariamente viene programmato nelle radio.

Non occorre essere scienziati per notare che questo fenomeno riguarda in particolare per certi versi i progetti discografici maggiormente graditi da un pubblico più giovane. Progetti che, con la tendenza ormai nemmeno troppo celata da parte delle radio di indirizzarsi verso soluzioni “contemporary adult” o “hit radio”, riescono comunque ad ottenere un dato commerciale importante (almeno per lo stato in cui versa il mercato in questo periodo) appoggiandosi ad altre strategie di marketing (per chi se le può permettere) e di promozione.

Quel che è certo è che, con l’unico obiettivo comune di risalire i gradini della classifica Music Control, ormai da anni si abbraccia un’unica soluzione di promozione: quella della imposizione di un singolo per accumulare i punti necessari ad entrare nei 100 del music control a discapito di una promozione maggiormente incentrata sull’album per intero, con conseguente proposta di più brani da uno stesso disco che però, con grande disappunto della Grande Discografia, farebbe disperdere i punti music control su più canzoni (oltre che alzare i costi di monitoraggio perché spalmati su più brani dello steso disco).

Ed in una situazione così stagnante (intrisa di “no musica in tv perché non fa audience”, di “perché i gruppi inglesi suonano in ogni dove mentre qui in Italia riesci a farlo solo se fai cover?”, di Iva al 4 o al 20 per cento, di “perché se esce un libro me lo compro, mentre se c’è un concerto penso a subito a chi mi può procurare i biglietti?”), una situazione dalla quale pare non ci siano vie di scampo, noi alla Red&Blue non intendiamo subire e iniziamo ad occuparci di musica indy, se mi passate il termine calcistico, “cercando di aggredire meglio gli spazi”.

Buon anno a tutti.

Marco Stanzani

 
 

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