La rubrica di Marco StanzaniArtisti di spalle: I Pooh

Giugno 23, 2022
QUELLA VOLTA CON I POOH

 

Ho lavorato coi Pooh dal 2004. Da sempre quando entri nella sala-riunioni del loro quartier generale con loro sai quando inizi, ma non sai mai quando, ma soprattutto come ne uscirai. Programmano tutto in maniera quasi maniacale e sono sempre attenti a che un componente del gruppo non abbia più spazio sui media rispetto agli altri, in particolare a se stessi. All’inizio fu un casino, capitò che a Roby facessero tre domande e così Dodi mi abbaiò in faccia che quella non era la Formula 3 ma erano i Pooh e i Pooh sono 4 !!! Ho vissuto momenti di forte tensione con loro o direttamente o indirettamente. A volte ero l’oggetto della discussione a volte ero coinvolto in discussioni che non potrei mai riferire qui e che mi porterò dritto alla tomba.

Non dimenticherò mai i momenti di grande emozione dettati dall’abbandono di Stefano D’Orazio, i pianti al telefono di Roby in un momento in cui lo scioglimento della band sembrava quasi inevitabile, o la forte tensione dovuta all’accidente che mi sono preso quando pochi mesi fa Red ci stava per rimettere le penne. In mezzo ad una miniera di aneddoti, per i quali non basterebbero un milione di pagine scritte, amo ricordare un momento di pochi minuti, così goliardico che quasi ho pudore a dirvelo mentre lo scrivo. Ma tant’è. Nel periodo del disco Beat-regeneration i Pooh ebbero il picco di esposizione radio grazie alla cover “La Canzone del Sole”. Persino Linus dedicò a loro un’ora della sua storica trasmissione mattutina e proprio nel giorno in cui i Pooh dovevano entrare in onda a Radio Deejay, nell’ascensore della stessa radio, essendo entrato ormai da tempo in estrema confidenza con il gruppo, diedi una palpatina alle chiappe di Red Canzian. Tutti pigiati dentro questa trappola d’acciaio in un amen ci ritrovammo a palpeggiarci a vicenda l’un l’altro, davanti e dietro e l’ascensore prese a sbattacchiare in modo così acceso che per un attimo pensai che si sarebbe addirittura bloccato, come un flipper in preda al più classico dei tilt. Uscimmo dall’ascensore tutti sudati e cercammo di darci un tono, ma certe volte mi capita di pensare a quel momento, magari poco prima di addormentarmi, e mi viene da ridere così … da solo … quasi fino alle lacrime ….

 

A cura di
Marco Stanzani

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