Blue Note no…jazz: c’è il funky dei Ridillo

Tornano per la quarta volta al Blue Note per presentare il nuovo album Pronti, funky, via! uscito lo scorso marzo, un vero e proprio viaggio interstellare tra l’amato funk e tutte le sfumature del soul, dell’R&B, della disco e del reggae, un caleidoscopio di colori e citazioni: l’appuntamento con Bengi e i suoi ragazzi e sabato 22 alle ore 21 nel locale di via Borsieri

(@BassoFabrizio)

Questa sera no jazz. Ed è lecito disturbare Natalino Otto per annunciare la data dei Ridillo al Blue Note di Milano, sabato 22 settembre alle ore 21. E’ la loro quarta volta da “profanatori” in quello che è uno dei templi mondiali della musica più indecifrabile di ogni tempo. Al contrario è perfettamente riconoscibile la cifra stilistica dei Ridillo, il funky emiliano da esportazione che dal 1991 declina i colori dell’anima in suoni funky. Al centro del palco, del progetto e del cuore c’è Daniele Bengi Benati, che negli ultimi anni ha abbinato alla voce e alla poesia anche un lavoro di produttore che gli ha portato non poche soddisfazioni e ha contribuito a far emergere personaggi che sono aria fresca nello stantio panorama musicale italiano. Intorno a lui suonano, giocano, cantano, ballano Claudio Shiffer Zanoni (tromba, chitarra, cori), Renzo Kaimano Finardi (batteria, cori), Dario Vezzani (basso, cori) e Francesco Savazza (tastiere, cori).

Si chiama Pronti, Funky, Via! il loro album più recente e ha uno spazio importante nel concerto. La cosa speciale è però il lavoro che la band fa per armonizzare i ritmi e le melodie delle loro differenti stagioni artistiche. Bengi è un incantatore, la sua sottile ironia, merce rara di questi tempi, riannoda i fili della memoria di ognuno di noi. Basta un concerto dei Ridillo, uno solo, per non poterne più fare a meno. E infatti sono una delle band con i fan più fedeli non solo della loro terra ma d’Italia. Almeno tre generazioni sono cresciute con Mangio Amore, Festa in 2 e Mondo nuovo. Con le loro versioni dei Bee Gees e di Otis Redding. Andare quattro volte al Blue Note non è da tutti e per chi non fa jazz è un privilegio. E allora lasciatevi trascinare da una febbre del sabato sera fantasticamente…no jazz.

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