tutte le cose inutili

In anteprima il nuovo video del duo Toscano Tutte Le Cose Inutili “Ho paura dei giorni”

(PRIMAPRESS) – MILANO – È online “Ho paura dei giorni”, il nuovo video del duo toscano Tutte Le Cose Inutili, diretto dal regista Stefano Poggioni. Il brano è estratto dall’album “Non Ti Preoccupare”, pubblicato da Black Candy Records/Warner Music a gennaio 2018.
Registrato in presa diretta per rendere su disco l’idea del live, della dinamica e dell’interplay tra chitarra e batteria che caratterizza i concerti della band, “Non ti preoccupare” è una presa di posizione, uno sguardo disincantato, una voce morbida e insieme dura che dice che siamo tutti coinvolti, che non c’è più ingenuità ma cattiveria ed egoismo da sconfiggere insieme. La risposta è in un gesto semplice, è nel conforto di una mano che tiene stretta un’altra mano. Questa la tracklist: Millenovecentonovantotto; Come un faro; Ho paura dei giorni; Luce e notte fonda; Questa città è bella; Le opere sinfoniche; Partono i treni; Va tutto bene; Vammi a fondo. Nel presentarci il video in anteprima hanno risposto ad alcune domande:
Avete dichiarato che “Ho paura dei giorni”, il vostro nuovo singolo, è “una richiesta di aiuto, una paura da esorcizzare insieme”. Vi va di spiegarci meglio?
TutteLeCoseInutili 02«Ognuno di noi ha paura del tempo che passa. Anche a vent’anni, abbiamo tutti un senso di inadeguatezza. Cosa farò? Cosa diventerò? Ci abbiamo pensato un giorno ritornando da un tour in Calabria: sono sette anni che mettiamo l’anima e il cuore dentro queste canzoni che probabilmente non ci cambieranno la vita. Potremmo (secondo qualcuno dovremmo) alzarci la mattina e fare altro, i nostri genitori avevano già due figli alla nostra età. Quindi i giorni non li chiamiamo più per nome, come se non nominandoli non passassero o passassero più lentamente. La paura non si manda mai via da soli ma con qualcuno che ti fa lottare e sperare in un domani più luminoso. A volte suonando la paura è passata. Suonare a volte ci ha reso la vita migliore».
In merito al videoclip diretto da Stefano Poggioni potete svelarci qualche retroscena? Com’è nata l’idea di girarlo in una scuola di danza?
«Volevamo rendere il senso di inadeguatezza e incertezza che pervade le nostre vite attraverso il ballo quasi impacciato ma puro delle bambine protagoniste. Quella è la rappresentazione di noi che proviamo a ballare e inciampiamo. Inoltre volevamo creare un contrasto tra la cupezza della canzone e le piccole ballerine in tutù e scarpe da ballo, e tra il testo che parla della paura del domani e le bambine che lo hanno tutto da scrivere e da inventare, senza per questo sfociare nel ridicolo o nell’assurdo. Si sono divertite molto rimanendo comunque molto serie. La parte più divertente, a parte la loro assoluta naturalezza, è stato il cantare e registrare tutto il video al doppio della velocità per poi trasformarlo in rallenty durante il montaggio».
Questo singolo è estratto dall’album “Non ti preoccupare”, registrato totalmente live. Da dove proviene questa scelta?
«”Non ti preoccupare” è stato registrato totalmente in presa diretta, uno davanti all’altro, una chitarra e una batteria e decine di cavi, occhi negli occhi. Rallentando e accelerando insieme, crescendo e diminuendo di intensità. Il tutto a servizio delle parole che acquistano così ancora più vita e movimento. Volevamo rendere intatta e amplificata la nostra forza, che sta nella carica emotiva del concerto. Come se entraste in una stanza e ci fossimo noi che suoniamo, da sempre e per sempre. Come se vi aspettaste che una canzone possa cambiare da una riproduzione all’altra. Un errore, un rumore. Volevamo in questo momento della nostra vita artistica stare il più lontano possibile dalla pulizia e dalla meccanicità».
Cosa c’è nel vostro futuro?
«Questo tour ci ha già portato in 50 città dal Piemonte alla Puglia ma ha ancora voglia di essere suonato. Nel mentre stiamo già scrivendo tante cose nuove e non vediamo l’ora che ci sia la possibilità di rientrare in studio di registrazione. Il momento in cui scrivi cose nuove è magico, metti su un foglio tutto il tuo “io” e spalanchi le porte più nascoste. Dopo sette anni anche noi riusciamo a farlo con una certa naturalezza, senza vergogna». – (PRIMAPRESS)