La musica seria e la Milano Music week
musica seria

La musica seria

Siamo reduci dalla Milano Music Week all’interno della quale si sono susseguiti un sacco di dibattiti dove ognuno di noi poteva interagire con varie domande. Quella più ricorrente, dopo gli interventi di professionisti del settore, era decisamente questa: “Ma allora se le cose stanno così, quale musica andrebbe prodotta per avere successo?”

LA MUSICA SERIA

Qual’è realmente la MUSICA SERIA sulla quale scommettere artisticamente ed economicamente da questi anni 20 in poi Generalmente a domande di questo tipo si giunge a conclusioni esclusivamente frutto dei propri gusti personali e nascono preconcetti aggravati dal morboso e pigro attaccamento al passato, a tutto ciò insomma che ci pare “non replicabile”.

In fondo, a chi non è capitato di divertirsi col malinconico gioco dei dieci dischi da portare su un’isola deserta?

La verità è che molti di questi “dischi irrinunciabili” sono diventati “seminali” proprio per aver rotto una tradizione col passato e aver disorientato, e spesso deluso, molti ascoltatori per poi dar vita a una nuova generazione di appassionati.

La Psichedelia non ha forse distrutto le strutture e le melodie orecchiabili? Il Progressive non ha forse demolito i limiti temporali imposti ai brani? E non è stato il Punk ad uccidere il Progressive? E quando è sopraggiunto il Grunge non si è forse detto basta ai tecnicismi rock degli anni 80? Per non parlare delle svolte Jazz, del Free e della “Avanguardia”.

Tutto ciò è ovviamente un fardello sulle spalle degli ascoltatori comuni, ma anche di coloro che hanno in mano le chiavi del sistema e possono offrire nuove direzioni.

In un vecchio filmato sul declino dell’industria musicale, Frank Zappa sosteneva che “la musica sperimentale degli anni 70 fu pubblicata da vecchi commendatori col sigaro i quali, pur non capendoci un cazzo, avevano dato spazio e nuove tendenze e sonorità”.

“Mi chiedete che roba sia questa che sto pubblicando?” – rispondevano i discografici della vecchia generazione – “Non lo so, voglio solo vedere se funziona”.

Successe poi che le loro poltrone furono occupate da nuovi hippies i quali, solo perché avevano consegnato i caffè alle scrivanie 4 volte in orario, ottennero l’opportunità di scalare le posizioni dirigenziali. Secondo il credo zappiano, questi signori cominciarono ad arrogarsi il diritto di poter scegliere cosa dovesse ascoltare il pubblico, divenendo così paradossalmente più conservatori dei “cummenda col sigaro” loro predecessori che pur non capendoci nulla, per loro stessa ammissione, lasciavano più spazio alla creatività e alla sperimentazione.

Ora le cose sembra siano cambiate: la versione di “Rapide” cucita da The Supreme per Casadilego a X Factor ad alcuni è parsa futurista ai massimi livelli, ad altri una cagata pazzesca. L’impressione è che non ne verremo a capo mai e rimarremo sospesi tra i “si sta meglio quando si stava peggio” ed il cosiddetto “nuovo che avanza”.

Ma dove va questo “nuovo”? Anche io sono come quei cummenda degli anni 70, non lo so. Però proverei a scommetterci su. Hai visto mai.