rivoluzione digitale e sharing economy

LA RIVOLUZIONE DIGITALE E LA SHARING ECONOMY

La crescente presenza di internet in banda larga e lo sviluppo tecnologico degli ultimi dieci anni hanno permesso una diffusione capillare tra gli smartphone, tablet o pc degli stessi consumatori con conseguente diffusione del multitasking e della corrente necessità di sentirsi sempre in contatto con i nostri cari, o essere aggiornati riguardo a ciò che accade nel mondo o che in generale ci interessa.

 

E’ questa dunque la ragione per la quale si parla di Rivoluzione Digitale.

Tra i social media una grande rilevanza hanno assunto i Social Network che sono i luoghi di condivisione e interazione: Si tratta di piattaforme virtuali grazie alle quali è possibile interagire, esprimere se stessi condividendo foto, video e rendendo altre persone partecipi della nostra vita con totale libertà d’azione

I “Nativi Digitali” costituiscono ovviamente la generazione più colpita da questa rivoluzione in particolare da quella dei social network.

Ma attenzione la rivoluzione non riguarda solo loro, ma anche un pubblico più adulto. Qualsiasi segmento di popolazione, grazie alla diffusione dei devices (cellulari, pc, smartphone, tablet, ecc), è stato colpito dal fenomeno social, e tutto questo a prescindere dall’età e dallo status sociale.

Alla base di tutto c’è la condivisione.

E’ la condivisione che sta alla base del valore dei social e richiede il contributo di tutti affinché un contenuto possa diffondersi e divenire quel che si definisce “bene comune” per la comunità acquisendone valore. Non possiamo considerare i contenuti come “beni comuni” nel momento in cui vengono creati, ma solo nel momento in cui verranno condivisi nella rete di relazioni tra persone coinvolte.

Per questo motivo la condivisione può considerarsi come generatrice di esternalità positiva, perché generatrice di un benessere di un altro soggetto, senza che chi ha subito tali conseguenze riceva una compensazione o paghi un prezzo. Questa “esternalità” possiamo inserirla a pieno titolo nel contesto della Sharing Economy, un modello economico sempre più diffuso perché orientato preferibilmente verso un approccio di condivisione nelle attività imprenditoriali.

Le conseguenze della diffusione dei sociale e della sharing economy implicano un ampliamento nei modi di fare impresa e la nascita di altri modelli di business basati nuovi percorsi volti a sfruttare ai fini del marketing questi potenti mezzi di comunicazione.

Nel mercato discografico-musicale l’approccio alla Sharing Economy è diventato centrale grazie alla all’importanza assunta dai social network e dalle piattaforme di streaming, grazie alla grande visibilità che la condivisione con i social può generare verso un target di riferimento.

D’altronde se guardiamo una pagina social pubblica di un artista, noteremo che le attività fondamentali riguardano principalmente la condivisione col pubblico delle proprie uscite discografiche, video, link che rimandano alle piattaforme streaming o di acquisto itunes, info sui concerti oltre a contenuti promozionali ed emozionali.

Un fattore molto importante legato alla condivisione riguarda anche il Word of Mouth (WOM) che possiamo genericamente identificare col termine più classico che costituisce la fase di ogni genere di fenomenologia “Il Passaparola”.

Tutti i social e piattaforme streaming infatti  offrono la possibilità di condividere materiale con i propri follower, e la musica è tra i contenuti che più vengono condivisi. Basti pensare all’integrazione di Youtube con Facebook, o alla possibilità di creare playlist su Spotify che potranno essere condivise con gli amici.

Insomma, appare evidente e perfino quasi superfluo sottolineare quante possibilità offrano al mercato musicale i social media che possiamo considerare a tutti gli effetti un modello di business.


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