Musica italiana nel 2026: viva, digitale e (ancora) precaria

Gennaio 12, 2026

Nel 2026 la musica italiana è viva, vegeta e profondamente precaria. Lo streaming musicale c’è, eccome. È ovunque.

Ma se pensavate che bastasse a pagare l’affitto, vi sbagliate di grosso.

Dopo la lettura dell’articolo di Rockit “Spegni e riaccendi”, che racconta con lucidità le crepe del sistema musicale italiano, una cosa appare evidente: siamo nel pieno della sindrome del tanto rumore per nulla (in tasca).

Il paradosso del successo invisibile

Nel 2025 l’Italia ha registrato un’esplosione di ascolti in streaming: milioni di play, playlist che girano senza sosta, artisti che diventano virali su TikTok grazie a un ritornello o a una coreografia.

E poi? Poi niente.

Perché, come ricorda Rockit, i numeri non bastano.
I dischi d’oro piovono come coriandoli, ma i cachet restano quelli di una sagra di paese.
E non quella con la porchetta buona.

L’algoritmo è il nuovo talent scout

Una volta c’erano produttori, talent scout, etichette che investivano sugli artisti.
Oggi c’è l’algoritmo.

Se piaci a lui, bene.
Se no, arrangiati.

Il problema? L’algoritmo non ha cuore, non ha gusto e soprattutto non ha un conto in banca da condividere con te.
Ti spinge in alto per quindici secondi, poi ti dimentica come una cotta estiva.

Il live come ultima frontiera (per pochi)

Il live resta l’unico vero salvagente economico per chi fa musica.
Solo a una condizione: avere già un pubblico.

Per avere un pubblico devi essere virale.
Per essere virale devi piacere all’algoritmo.
Ed eccoci di nuovo nel loop.

Nel frattempo i piccoli club chiudono, i cachet si abbassano e suonare dal vivo diventa un privilegio per pochi.
Altro che “gavetta”: oggi si chiama auto-sfruttamento.

Quali soluzioni per il sistema musicale italiano?

  • Boicottare lo streaming? Impossibile. È come dire a un pesce di smettere di nuotare.

  • Tornare al vinile? Affascinante, ma non ci paghi nemmeno la benzina per il tour.

  • Crowdfunding? Funziona solo con una fanbase già solida. E indovina? Serve l’algoritmo.

  • Sindacati degli artisti? Utopia. L’unica cosa che unisce i musicisti italiani è la nostalgia per gli anni ’90.

Nel 2026 la musica italiana sembra un gigantesco talent show senza premi.
Lo streaming è indispensabile, certo. Ma non sostiene. È come una dieta a base di aria fritta: ti sazia per un attimo, poi svieni.

E allora che fare?
Forse la risposta è proprio nel titolo dell’articolo di Rockit: spegnere e riaccendere.

Ma questa volta con un sistema nuovo.
Perché solo dove la musica ha valore, e solo chi la fa, può davvero mangiare.


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