Cancellata la demoscopia a Sanremo. Al suo posto una giuria di radio nazionali e locali.

Luglio 19, 2023

Questa decisione, che diciamolo, ha colto un po’ tutti di sorpresa, ho pensato fosse un modo da parte di Amedeo Umberto Rita Sebastiani, più noto con lo pseudonimo di Amedeus, ravennate di nascita, ma veronese di adozione, di rendere omaggio alle sue origini: la radio.

CHE NE PENSATE?

Questo mezzo, dal quale per decenni ha preso il via ogni lancio mediatico di un qualsiasi disco che esistesse in terra, ora con l’avvento delle piattaforme di streaming come Apple o Spotify, ha assunto un ruolo diverso nella catena alimentare legata all’importanza di chi maggiormente contribuisce al raggiungimento del successo in discografia. Questo termine, “successo”, che almeno fino a metà del primo decennio nel nuovo millennio, veniva misurato sulla base delle vendite di un supporto, successivamente lo si è identificato a botte di ascolti, like, views e strem, decretando la cessazione del concetto di acquisto e dunque di possesso di un disco.

Con tutta questa disponibilità di ogni genere e musica, la radio ha dovuto fare i conti con un competitor imbattibile che ha di fatto raggruppato e reso tascabili intere discografie complete.

Dovendo fare i conti con questa nuova situazione la radio ha dovuto necessariamente interrogarsi sulle possibilità che il proprio ascoltatore medio continuasse a sintonizzarsi per aggiornarsi sulle novità discografiche in uscita.

“Cosa fregherà mai ai miei ascoltatori della musica visto che ora può ascoltare ciò che desidera, quando e come esso stesso preferisce?”

Morse da questi dubbi le radio si sono concentrate sulla qualità degli interventi speakerati (intrattenimento comico o news radio che fosse), i giovani l’hanno progressivamente abbandonata scegliendo altre piazze dove ascoltare la musica giacché, concentrandosi sull’intrattenimento parlato, la radio ha reso la musica un collante ripetitivo e ridondante che servisse cioè a fare in modo che l’ascoltatore non fosse invogliato a fare zapping.

Ne è scaturita in maniera naturale una selezione tutta concentrata troppo sulla notorietà di chi canta e poco sulla qualità, con 25-30 titoli condivisi dalla stragrande maggioranza dei network i quali, per non correre rischi, hanno fatto del ripescaggio sistematico dal passato un credo indissolubile.

Per anni ci si era interrogati su chi avesse le maggiori competenze per scegliere la canzone più meritevole di vittoria al Festival di Sanremo. Negli anni 90, quando la radio portava notorietà e la stampa scritta aveva il compito di consacrarla, non si era mai pensato di attivare i principali curatori musicali radiofonici all’interno delle giurie sanremesi. Ora che la radio ha un ruolo importante ma non certamente primario nella scala dei valori legati al successo, ecco che viene elevata all’ennesima potenza al punto da andare a sostituire la indimenticata ed indimenticabile demoscopica dietro la quale si celano i segreti di vittorie impronosticabili ai nastri di partenza.

E non parlo solo dei Jalisse …

Se l’anno scorso la Sala Radio “Lucio Dalla” avesse avuto un ruolo così importante, probabilmente non avrebbe vinto Mengoni, ma Colapesce con Dimartino.

Se due anni fa le radio avessero avuto il ruolo della demoscopica probabilmente non avrebbero vinto Blanco e Mahmood, ma forse Gianni Morandi con “Apri tutte le porte”.

Ovviamente ho solo voluto giocare con finte proiezioni tenuto conto che parliamo di una sezione della giuria che inciderà solo parzialmente e non integralmente.

Appare lecito però domandarsi quante chances potranno avere i cantautori da anni abbandonati dalla radio commerciale, o progetti trasversali, come gli Avion Travel che vinsero nel 2007, o Elio e le Storie Tese secondi con la Terra dei Cachi o gli Stadio che si imposero nel 2016, ma mai veramente supportati dall’emisfero radio.

Sono felice perché anche seri professionisti di provincia, dopo una vita di passione per la professione mai pienamente riconosciuta, potranno vivere una settimana di celebrità con promoter come noi che li inseguiranno nella speranza di ottenere voti utili a portare in alto i propri protetti.

E pensare che solo l’anno scorso, alla vigilia della nuova edizione del festival, si parlava addirittura di abrogare la sala stampa Lucio Dalla abitata dalle radio emittenti italiane.

Perché la radio non può votare? Non è possibile che in un luogo in cui si fanno canzoni che poi andranno in radio, non ci siano le radio. La radio deve avere il diritto di dire la sua all’interno del Festival.” (Amadeus – “Password” Rtl)

 E volenti o nolenti quest’anno lo farà.

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