CLASSIFICA: quanto deve streammare o vendere un brano o un album per raggiungere la prima posizione?

Settembre 11, 2023

Sapreste cantare una canzone di Tedua, di Geolier o di Drillionaire?

 

Eppure questi tre artisti occupano stabilmente da tempo le vette della Classifica Fimi Nielsen Ufficiale, quella che prima dell’avvento delle piattaforme di streaming legale (come Spotify, Deezer, Apple Music, ecc.), erano il termometro per misurare il successo di un disco.

 

SECONDO VOI, QUANTO DEVE VENDERE O STREAMMARE UN BRANO O UN ALBUM PER LA RAGGIUNGERE LA PRIMA POSIZIONE IN CLASSIFICA?

 

La Classifica Fimi Nielsen non ha mai cessato di esistere, ma nel tempo, con la morte pressoché certificata del disco, sono cambiati i parametri di valutazione per stabilire chi debba occupare a pieno diritto la vetta della medesima chart.

 

Vi siete mai chiesti quante copie di un album bisogna vendere o fare ascoltare per finire in testa alla classifica ufficiale della FIMI?

 

Io a questa domanda sinceramente non saprei rispondere perché per la verità non esistono numeri ufficiali se non le certificazioni (oro, platino, diamante) e a ben leggere i dati si capisce come ormai per finire in classifica non servano vendite stratosferiche.

 

Perché si sa che esistono numeri evidenti che servono a dichiarare quanto un album o un singolo generino consenso e ascolti.

 

Ma a quanto pare sarebbero però i numeri “inesistenti” a dare un’idea generale di quella che è la situazione della discografia italiana e quanto, nonostante la poca trasparenza di detti numeri, il livello per andare in cima alle classifiche sia talvolta anche molto basso. Ciò che appare più evidente è che questa ripresa, più volte paventata e ciclicamente sbandierata dalle alte sfere della discografia italiana, deve allo streaming la scossa che ha risvegliato tutto l’ambiente, ridefinendo quelle che sono le modalità di ascolto e distribuzione della musica.

 

L’introduzione proprio dello streaming nel conteggio delle classifiche ufficiali della FIMI ha in qualche modo rivoluzionato il gusto, portando alla scoperta di generi e artisti che fino a quel momento, pur con un numero grande di fan, non trovava spazio nelle radio e nei contesti mainstream.

Proprio lo streaming ha un peso enorme sulle classifiche grazie al cosiddetto “’indice di conversione” il quale abbina a un tot di ascolti in streaming l’equivalente della vendita di un album: “Il CR è utilizzato per rendere omogenei gli ascolti in streaming premium, il download e l’acquisto del supporto fisico – si ottiene moltiplicando il “Conversion Rate” dei singoli (1 download digitale = 130 ascolti in streaming) per l’Equivalente Album Track (10 brani)”, o almeno questo è quel che si legge sul sito della Fimi.

 

Nel 2023 il significato della parola successo non è più commisurato unicamente alla vendita di un supporto, quanto soprattutto all’ascolto delle canzoni on line.

 

Vendita+Ascolto= Consumo

 

Per avere un’idea molto generale del consumo della musica occorre dare un occhio alle certificazioni di singoli e album, ovvero al limite di consumo affinché un album sia certificato Oro, Platino o Diamante. Se un singolo è certificato oro, sapremo che il consumo è stato di oltre 25.000, se un album è platino, invece, il consumo è di 50 mila copie. (Fonte Fimi Nielsen)

 

Avete mai notato quel che accade ogni anno con i finalisti di “Amici di Maria De Filippi? Succede che a fine programma occupano stabilmente i piani alti della classifica, e lo fanno spesso senza però ottenere alcuna certificazione, quindi tecnicamente senza raggiungere le 25 mila copie dei singoli o degli album. Si tratta di fenomeni temporanei che si piazzano in testa alle chart ufficiali con vendite non eccezionali, se si contano altri periodi dell’anno, a dimostrazione di come una buona campagna streaming – o anche un buon tour instore col più classico dei “firmacopie” – possa aiutare a scalare le posizioni.

 

In conclusione, le prime posizioni della classifica sono dettate quasi sempre da uno studio preciso delle etichette sulle uscite (e diciamolo, anche da una buona dose di Fattore C), ma sono anche la dimostrazione della sempre più forte frammentazione dell’ascolto, pur persistendo sempre quei casi per cui un artista resiste più settimane in testa.

 

Come appunto nel caso di Tedua, Geolier, Drillionaire …. o di Lazza lo scorso anno.

 

Seguici su